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10/13/2008 So che sei in buonissime mani nella tua nuova famiglia ma non mi abituerò tanto presto a non averti più qui. So che mi capiterà spesso di cercarti sotto le macchine parcheggiate fuori casa, di sentirti abbaiare dalla mia stanza nella tua maniera inconfondibile, di entrare ed uscire dal terzo cancello del parco per evitare che segua la macchina di Carlo. So che mi mancherai, Rumba. Probabilmente sei l'essere vivente con cui ho trascorso più tempo quest'estate, nel piazzale, fuori ai negozi, sul muretto nella curva, sotto casa, sotto il sole, sotto la pioggia. Ricordo quando aspettavo che ti addormentassi nel piazzale, quando attraversavi la strada senza guardare, quando sbattevi ripetutamente le zampe nella ciotola per rovesciare via tutta l'acqua, quando ti grattavi perché ti dava fastidio il collare, quando approfittavi del cancello automatico guasto per farti trovare accovacciata sotto il mio portone. Ricordo i venerdì nel mio parco con te e Marty, il giorno in cui ti abbiamo cercato ovunque disperatamente per poi ritrovarti quarantotto ore dopo, quando ti mantenevo ferma mentre Maurilio ti faceva la vaccinazione, quando quel maledetto motorino ti ha investita e hai zoppicato per settimane. Ricordo quando tutti insieme ti abbiamo fatto il bagno e due giorni dopo eri più sporca di prima, quando Cucciolo ti difendeva, quando io e Carlo dovevamo ripulire il quartiere dalle cartacce, i topi morti e le scarpe vecchie che lasciavi fuori al mio condominio. Quando lo scatolone di cartone che ti procuravamo per dormire era sempre troppo piccolo per te che crescevi a dismisura...
Mi mancherà il tuo scodinzolare con il corpo intero, il tuo saltarmi addosso e sporcarmi tutta, il tuo appenderti a morsi ai miei jeans impedendomi di camminare... È incredibile di cosa siano capaci pochi centimetri di pelo ondulato... Tra le tante cose, di tenerti sveglia fino alle 2.45 a piangere davanti a un computer.
Buona fortuna Rumba, ti voglio bene, lo sai. (A presto eh!)
6/30/2008 EVVAI!
Il bello di amare un altro Paese oltre il tuo è che finisci per condividerne anche le gioie, le soddisfazioni, in ogni campo... ...ed oggi mi riferisco al campo da calcio, eh!!! ¡¡CAMPEONES DE EUROPA!! ¡Mi enhorabuena, España!
5/25/2008 "Prima o poi a un suo concerto ci devo andare" dissi una sera in auto a Carlo, mentre la radio passava una bellissima canzone di Jovanotti. Lui mi fece un sorriso tanto eloquente che non fu necessaria parola alcuna per commuovermi. Incredibilmente aveva già preso i biglietti per il concerto del 24 al Palamaggiò. Doveva essere una sorpresa ma in fondo lo è stata comunque. Anzi doppiamente, ancora una volta sorpresa della sintonia che ci tiene uniti ma che non immaginavo arrivasse a tanto.
Poi ieri l'odissea. Il concerto, per motivi che non sto qui a raccontarvi, abbiamo rischiato seriamente di perdercelo. Solo alle 19:00, con Ale e Giò già partiti da un po', abbiamo deciso di andarci comunque, nonostante l'umore a pezzi e non poche preoccupazioni. E qui arriva il bello. Con il traffico paralizzato dall'uscita di Caserta Nord in poi e 15 km ancora da fare con una media -fino a quel momento- di 3 m/h, le alternative erano due: o tornare indietro e rinunciare al concerto o chiudere i finestrini per non sentire le meritatissime bestemmie e proseguire sorpasso(azzardato) dopo sorpasso (azzardato). Metto per una volta da parte il mio animo diplomatico e infine opto per la seconda ipotesi! Così facendo, dopo aver persino recuperato del tutto casualmente Paolo (solo, a piedi, anche lui verso il palazzetto), arriviamo al Palamaggiò più o meno in tempo per l'inizio. E il resto è emozione pura. Non saprei da dove iniziare a descriverla. O forse voglio solo tenerla per me tra i ricordi più belli che conservo. Lorenzo è tra quelle persone verso cui ripongo un'immensa stima, come "umano" ancor prima che come cantante. Lo trovo stramaledettamente autentico. Non mi sorprende scoprirlo vegetariano né mi ha sorpreso sapere che il suo tour fosse rigorosamente a emissioni zero. ...E poi sgambettava qua e là nonostante la sua caviglia fratturata! Incredibile!
5/20/2008 E sono otto. Otto anni che ci hanno visto crescere, maturare, anche cambiare; condividere esperienze, gioie, paure, segreti, dolori, progetti. Otto anni che ci hanno visti insieme, sempre e comunque, giorno dopo giorno, e che oggi ci riscoprono più innamorati che mai. Auguri. A me. E a te. Amico, padre, fratello, compagno... Amore. Auguri a noi.
5/14/2008 Questa è la storia di un pranzo mancato, di camicie nere aggredite dai raggi ultravioletti delle tre, di scellerate leggi dell'Ordine Alfabetico, di malaugurate processioni funerarie e di esaminatori con il muscolo zigomatico in vacanza. Inizia alle 12:20 con lei a piedi su di un ponte, sole in faccia e foglio rosa in tasca e finisce alle 18:50 sempre con lei, sempre a piedi, sempre su quel ponte ma questa volta nel senso inverso, con in faccia il vento e soprattutto... in tasca la patente! Questa è la storia che non vi racconterò! Avrei voluto farlo una settimana fa, appena patentata, ma ho consumato tutte le mie energie cercando invano una soluzione al dilemma del perché il mio foglio rosa fosse bianco e la patente, invece, rosa fino alla nausea. E quindi, passo oltre raccontandovi invece della mia giornata da aiutante-venditrice di souvenir agli Scavi di Pompei. Per mia fortuna (considerato il mio inglese pessimo), ieri la maggioranza dei turisti era divisa tra spagnoli e messicani e non ho avuto grandi problemi di comunicazione. Anzi, a un certo punto ho addirittura dovuto fingere di non capire: Lei: Wow! Quanto costa questo? [Mi indica un fallo fermacarte di bronzo di ragionevoli dimensioni, ché gli antichi pompeiani si sa...] Io: 10 euro Lei: Va bene, lo prendo! [Dal suo entusiasmo capisco che avrei potuto dirle anche 50...] Io: Ok! Lei: ...me lo incarti? Io: sì, un attimo. Carlo, dove posso prendere un po' di carta? Carlo: A che ti serve? Io: Eh, devo incartare il... il pene alla signora! [Prendo, incarto, imbusto. Intanto lei ne fissa un altro uguale esposto sul banco.] Lei: ma chissà se ci si può anche divertire con questo, eheh... Io: Eheh... [Insiste, ora diventa seria...] Lei: ma ci si può divertire con questo? [per un attimo penso che dovrei assecondarla, che dopotutto il cliente ha sempre ragione ma no, NOOO, non posso essere complice dei ripetuti incontri tra una messicana e il suo fermacarte] Io: mmm... no entiendo, perdone, no entiendo....
4/12/2008 Fatto. Un altro passo verso di me, intendo. Mi sono sbattezzata. O, più precisamente, ho fatto richiesta di annotazione della mia apostasia. Il che vuol dire che non appena il parroco me ne darà conferma, sarò a tutti gli effetti scomunicata. Ho voluto essere rispettosa di me e, se vogliamo, della chiesa stessa. Non ho potuto scegliere consapevolmente allora e lo faccio adesso. Io cattolica non lo sono, non lo sono mai stata, ne prendo atto e me ne porto fuori. Ecco tutto. Per chi prima d'ora non avesse mai sentito parlare di sbattezzo, può trovare tutte le informazioni necessarie qui. Ad ogni modo, basta mandare una raccomandata A/R al parroco della parrocchia in cui si è stati battezzati dichiarando la propria volontà di non far più parte della Chiesa cattolica e richiedendo l'annotazione della stessa sui registri di battesimo (qui trovate una lettera-modello pronta per l'uso). A questa va allegata una fotocopia del proprio documento d'identità. Il parroco, tramite lettera debitamente sottoscritta, dovrà darvi conferma dell'avvenuta annotazione entro 15 giorni dalla ricezione della raccomandata. Vi invito comunque a visitare la pagina http://www.uaar.it/laicita/sbattezzo/ in cui troverete spiegazioni dettagliate sul tema, comprese quelle riguardanti gli effetti pratici dello sbattezzo (rinuncia al matrimonio e ai funerali religiosi, ad esempio).
Intanto, oggi alle Poste ne ho fatta un'altra delle mie! Dopo essermi sentita stupida per aver scritto sulla busta da lettera "Al Parroco della Parrocchia in via Parrocchia (-> eh, sì!)" ho consegnato la lettera all'impiegata sicura che mi avrebbe richiamata per non aver scritto nome e cognome del parroco, dati che io naturalmente ignoro... e invece... Impiegata: Signorina ma qui non ha scritto il mittente! Me medesima: Eh, infatti, lo so. Ma io non ho idea di quale sia il nome del parroco... Impiegata: Uhm, ma che c’entra?! Mica il destinatario? Intendo il suo nome, i suoi dati. Carlo: Eh, scusatela; è solo un po’ ignorante… Me medesima: No, è che credevo vi riferiste al fatto che… cioè, mi aspettavo che mi avreste chiesto… insomma il nome del parroco…  Carlo: Sara, però te l’avevo detto! Almeno il diploma te lo potevi prendere… Impiegata: No, vabbè, quelli sono termini tecnici, mica è detto che li debba conoscere. Me medesima: No, ma io… ma io... lo so cos’è un mittente… è solo che…
<BUUUUH!> 3/30/2008 Tutto per dire che la qui presente signorina Tòmio (è così che l'esaminatrice mi ha chiamata, che ve lo dico a fa' ), nonostante la sua condizione fisica da ancora-vivente-ma-per-pura-casualità , è risultata idonea all'esame teorico per l'ottenimento della patente di guida con il n°0 di errori effettuati! In realtà, devo ammettere che avevo iniziato ben presto a nutrire aspettative favorevoli, sin dal giorno in cui al corso all'autoscuola mi capitò di assistere a questa serie di interventi: -
Sabatino, ma che significa "esclusivamente"? -
Che cos'è un guard rail? -
Sabatì, che vuol dire "delimita"? Il problema, però, è che gli stessi autori di questi discutibili interrogativi sanno guidare la macchina quasi certamente meglio di me. Io vi ho avvertito!! E quindi ci si vede... ON THE ROAD! Consideratela pure UNA MINACCIA! 3/12/2008
Il mio cognome, per quanto innocuo possa sembrare nelle sue misere cinque lettere, è uno di quei cognomi che va ripetuto almeno tre volte prima che possa essere compreso dallo sportellista alla segreteria studenti, alla banca, alle poste. È lo stesso che ai tempi della scuola costringeva la supplente di turno ad interrompere bruscamente l'appello con un:"E questo cos'è?" e lo stesso che ieri ha rischiato di far volatilizzare nel nulla i miei 2 crediti del Laboratorio di Psicologia Dinamica III. A ben due anni di distanza vengo a scoprire che la prof. del laboratorio in questione ha allegramente confuso il mio nominativo con quello di una certa "Tomeo", motivo per il quale i crediti non mi erano mai stati convalidati. Fortunatamente la professoressa ha avuto pietà di me e della mia "sorte genealogica" per cui, dopo quasi mezz'ora di discussioni, sono uscita vittoriosa dal suo studio con in mano un attestato di idoneità nel quale si ammette senza mezzi termini che "la convalida non è avvenuta per un mero errore di trascrizione". Ma questa triste storia a lieto fine mi ha riportato alla mente tutta una serie di deformazioni del mio cognome a cui ho dovuto assistere nel corso della mia breve vita e che adesso desidero masochisticamente condividere con voi: - Tòmio: ok-ok, questo è l'errore base!! L'accento sulla i non c'è per cui il 99,9% degli sfortunati che si imbattono nel mio cognome si ostinano a pronunciarlo Tòmio... - Tomia: da quando son nata è su entrambi i citofoni (esterno e interno) del condominio in cui abito - Tomeo: da cui la celebre frase: "O Tomeo, Tomeo, perché sei tu, Tomeo? Rinnega tuo padre, rifiuta il tuo (cog)nome" ...ecco, appunto! - Tonio o anche Tonino: già, simm 'e Napule paisà - Tonno: questa è capitata a mia zia, uhuh! E quello che l'ha detto l'avrei con piacere spezzato con un grissino! - Tombino: in fotocopieria per la prenotazione del libro di Diritto di Famiglia (Alessia, ti ricordi?) - Tomto: quando all'esame scritto di Fondamenti di Pedagogia Generale calcai talmente l'accento sulla i che la prof. credette addirittura si trattasse della stanghetta di una t - Pomio: sull'abbonamento di mia sorella al corso d'inglese De Agostini
- Trinchella: ebbene sì, sui buoni spesa di mio padre... ma questo è il massimo! Cioè, cioè: T-o-m-ì-o... T-r-i-n-c...oglioniti che non siete altro! Spiegatemi come si arriva da Tomio a Trinchella che io con tutta la fantasia del mondo proprio non ci arrivo, ahah! 
E infine, c'è addirittura chi ha tentato di risalire all'etimologia del mio cognome: Tomìo: dall'inglese tomato che significa "pomodoro", ortaggio di forma tondeggiante o allungata,
con buccia rossa e polpa carnosa e succosa, ricca di semi, consumato
come cibo crudo o cotto, e impiegato per preparare conserve e salse. Una scoperta tale da beneficiare il prof. Virtuoso del diritto di chiamarmi "pummarola" per tutta la durata del liceo. Ripeto, pummarola. 1/25/2008  In mondoconnessione(UHM!)per voi, l'ennesimo spreco di pixel, kilobyte e codici HTML! BENVENUTI!/¡BIENVENIDOS!
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